{"id":3926,"date":"2023-11-05T22:57:03","date_gmt":"2023-11-05T22:57:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.consultingpb.com\/?p=3926"},"modified":"2023-11-05T22:57:05","modified_gmt":"2023-11-05T22:57:05","slug":"trasformazione-contratto-lavoro-rifiuto-licenziamento-principio-giurisprudenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.consultingpb.com\/en\/blog\/il-caffe-del-mattino\/trasformazione-contratto-lavoro-rifiuto-licenziamento-principio-giurisprudenziale\/","title":{"rendered":"Il rifiuto del lavoratore alla trasformazione del rapporto da part time a full time."},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-il-principio-giurisprudenziale\">Il principio giurisprudenziale<\/h3>\n\n\n\n<p>\u00c8 ormai consolidato in giurisprudenza il principio secondo cui, nel caso in cui un dipendente rifiuti la trasformazione del proprio contratto di lavoro da part-time a full-time o viceversa, o qualsiasi altra modifica relativa alla distribuzione dell&#8217;orario di lavoro, il datore di lavoro pu\u00f2 recedere dal contratto solo se il motivo del recesso non \u00e8 il suddetto rifiuto, ma piuttosto l&#8217;esistenza di &#8220;esigenze economico-organizzative, per le quali la prestazione oraria precedente non pu\u00f2 pi\u00f9 essere mantenuta&#8221; <\/p>\n\n\n\n<p>Se il <strong>licenziamento<\/strong> viene considerato come una ritorsione rispetto al rifiuto del lavoratore di accettare il nuovo orario di lavoro offerto, affinch\u00e9 il <strong>licenziamento<\/strong> sia considerato nullo, \u00e8 necessario dimostrare che l&#8217;intento ritorsivo sia stato l&#8217;unico e determinante fattore che ha portato al <strong>licenziamento<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo ha ribadito la<strong> Corte di cassazione, con <a href=\"https:\/\/ntpluslavoro.ilsole24ore.com\/viewer?appid=4239&amp;redirect=false&amp;origine=lavoro#showdoc\/40853625\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ordinanza 30093<\/a> del 30 ottobre 2023<\/strong>, in relazione a una fattispecie in cui una lavoratrice era stata licenziata per giustificato motivo oggettivo a seguito del diniego opposto dalla stessa alla modifica della collazione del proprio orario di lavoro part-time propostole dalla societ\u00e0 datrice di lavoro.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-il-fatto\">Il fatto<\/h3>\n\n\n\n<p>Un&#8217;impiegata amministrativa di nome M.M.A. \u00e8 stata licenziata dalla societ\u00e0 SE.A.S. Consulting srl, dove lavorava dal 3 aprile 2017.<\/p>\n\n\n\n<p> Il suo contratto prevedeva un orario part-time di 20 ore settimanali. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel settembre 2019, la societ\u00e0 le aveva proposto di passare a un contratto full-time, ma lei aveva rifiutato e aveva invece formato il neoassunto F.A. per svolgere le sue stesse mansioni a tempo pieno. Successivamente, a causa della soppressione del suo ruolo, \u00e8 stata licenziata.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-il-tribunale-di-milano\">Il Tribunale di Milano<\/h3>\n\n\n\n<p>La lavoratrice ha impugnato il <strong>licenziamento<\/strong> poich\u00e9 considerato privo di giustificato motivo oggettivo, in quanto l&#8217;incremento dell&#8217;attivit\u00e0 non giustificava la soppressione del suo posto di lavoro con l&#8217;assunzione di un altro lavoratore full-time con mansioni simili. <\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, il Tribunale di Milano ha respinto la sua richiesta, ritenendo valide le ragioni della societ\u00e0 per il <strong>licenziamento<\/strong>. La Corte di merito ha respinto la sua domanda, affermando che il divieto di <strong>licenziamento<\/strong> si applica solo in caso di giustificato motivo soggettivo, mentre in questo caso il <strong>licenziamento<\/strong> era dovuto a una riorganizzazione aziendale che rendeva la prestazione della lavoratrice non pi\u00f9 utilizzabile, pertanto giustificato. La lavoratrice ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di legittimit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-la-corte-di-appello\">La Corte di Appello<\/h3>\n\n\n\n<p>La Corte d&#8217;appello di Milano, contrariamente alla decisione del tribunale di primo grado, ha dichiarato il <strong>licenziamento<\/strong> nullo e ha ordinato alla SE.A.S. Consulting srl di reintegrare M.M.A. nel suo posto di lavoro e di pagare un&#8217;indennit\u00e0 risarcitoria.<\/p>\n\n\n\n<p>La Corte ha stabilito che la societ\u00e0 ha utilizzato una riorganizzazione aziendale come pretesto per giustificare l&#8217;assunzione a tempo pieno di un nuovo impiegato contabile al posto di M.M.A. <\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, la Corte ha ritenuto che il <strong>licenziamento<\/strong> fosse una reazione punitiva al rifiuto di M.M.A. di passare a tempo pieno. Pertanto, la Corte ha fatto riferimento all&#8217;articolo 8 del decreto legislativo n. 81\/2015, il quale afferma che il rifiuto del lavoratore di modificare il proprio orario di lavoro non costituisce un giustificato motivo di <strong>licenziamento<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p> La Corte d&#8217;Appello di Milano aveva ritenuto pretestuosa la prospettazione di una riorganizzazione aziendale attuata mediante l&#8217;assunzione full time di un nuovo contabile per fronteggiare l&#8217;incremento dell&#8217;attivit\u00e0 lavorativa, affermando che comunque era rimasta indimostrata l&#8217;impossibilit\u00e0 della societ\u00e0 di attuare misure diverse dal <strong>licenziamento<\/strong>, quali la ripartizione tra le due contabili del pacchetto clienti.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-la-cassazione\">La Cassazione<\/h3>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-i-motivi-del-ricorso\"><strong>i motivi  del ricorso:<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Secondo la societ\u00e0, la Corte ha erroneamente escluso la sussistenza di un giustificato motivo per il <strong>licenziamento<\/strong> di M.M.A., affermando che il riassetto organizzativo adottato fosse pretestuoso.<\/p>\n\n\n\n<p><br>La societ\u00e0 contesta il riconoscimento da parte della Corte del <strong>licenziamento<\/strong> come ritorsivo, sostenendo che il motivo illecito per tale tipo di <strong>licenziamento<\/strong> deve essere &#8220;unico e determinante&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>la societ\u00e0  lamenta l&#8217;omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, tra cui la disponibilit\u00e0 di M.M.A. a svolgere qualche ora di lavoro supplementare e l&#8217;assunzione di un altro dipendente contabile con contratto part-time al 90%. Secondo la societ\u00e0, se queste circostanze fossero state adeguatamente valutate, avrebbero escluso la conclusione della Corte sulla possibilit\u00e0 di distribuire il carico di lavoro supplementare tra i dipendenti in forza.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-la-decisione\">La decisione<\/h3>\n\n\n\n<p><br>La Corte ha preliminarmente delineato il perimetro giurisprudenziale del <strong>licenziamento<\/strong> per giustificato motivo oggettivo riferito a un lavoratore part-time. La norma fondamentale da considerare \u00e8 il D.Lgs. n. 81 del 2015, art. 8, comma 1, secondo il quale &#8220;il rifiuto del lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, o viceversa, non costituisce giustificato motivo di <strong>licenziamento<\/strong>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p><br>La Corte ha precisato che questa disposizione non esclude la possibilit\u00e0 di recesso per motivo oggettivo in caso di rifiuto del passaggio da part-time a full-time, ma comporta una rimodulazione del giustificato motivo oggettivo e dell&#8217;onere della prova posto a carico del datore di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Per dimostrare un giustificato motivo oggettivo, la Corte ha stabilito che il datore di lavoro deve dimostrare l&#8217;esistenza di effettive esigenze economiche ed organizzative<\/p>\n\n\n\n<p>La Suprema Corte ha accolto il ricorso della societ\u00e0, che aveva criticato la sentenza in quanto irrispettosa dei limiti di sindacabilit\u00e0 giudiziale delle <strong>decisioni organizzative assunte dall&#8217;imprenditore<\/strong>, posto che la Corte di Appello aveva ritenuto pretestuosa e non effettiva la riorganizzazione. <\/p>\n\n\n\n<p>La Suprema Corte ha ritenuto fondati i motivi di ricorso, affermando che il citato art. 8, nella formulazione <em>ratione temporis<\/em> applicabile, non preclude la facolt\u00e0 di recesso per motivo oggettivo in caso di <strong>rifiuto<\/strong> del <strong>nuovo orario di lavoro<\/strong> offerto, ma comporta una rimodulazione del giustificato motivo oggettivo e dell&#8217;onere della prova a carico del datore di lavoro. <\/p>\n\n\n\n<p>A tal fine, occorre che sussistano o siano dimostrati dal datore di lavoro tre elementi: <\/p>\n\n\n\n<p>le <strong>effettive esigenze economiche<\/strong> ed organizzative che non consentono il mantenimento della prestazione con l&#8217;orario originario ma solo con quello differente prospettato<\/p>\n\n\n\n<p>l&#8217;avvenuta <strong>proposta <\/strong>al dipendente<strong> di trasformare l&#8217;orario<\/strong> di lavoro ed il rifiuto dello stesso <\/p>\n\n\n\n<p>&#8216;esistenza di un <strong>nesso causale<\/strong> tra le esigenze di variazione (in aumento o in diminuzione) dell&#8217;orario lavorativo ed il <strong>licenziamento<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, il rifiuto del lavoratore diventa solo una parte di un onere della prova pi\u00f9 complesso, che riguarda anche le ragioni economiche che rendono impossibile continuare a utilizzare la prestazione lavorativa.<\/p>\n\n\n\n<p>La Cassazione, nonostante non abbia esaminato esplicitamente l&#8217;effettivit\u00e0 della causa organizzativa addotta dalla societ\u00e0, ha voluto fare chiarezza sull&#8217;equilibrio delicato tra il divieto di <strong>licenziamento<\/strong> del lavoratore che rifiuta una variazione oraria protetta dalla legge e la possibilit\u00e0 di <strong>licenziamento<\/strong> per ragioni oggettive derivanti da tale rifiuto.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\" id=\"h-il-licenziamento-non-deve-essere-intimato-a-causa-del-rifiuto-ma-a-causa-dell-impossibilita-di-utilizzo-della-prestazione\"><strong>Il licenziamento non deve essere intimato a causa del rifiuto ma a causa dell&#8217;impossibilita di utilizzo della prestazione\u00a0<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>La Cassazione ha stabilito che la nullit\u00e0 del recesso non pu\u00f2 essere dichiarata solo perch\u00e9 il lavoratore ha rifiutato il nuovo orario di lavoro. \u00c8 necessario che l&#8217;intento ritorsivo sia l&#8217;unico motivo che ha portato al <strong>licenziamento<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>La Corte d&#8217;Appello ha omesso di considerare che l&#8217;altra contabile era assunta part-time al 90%, il che rendeva impossibile per lei evadere l&#8217;attivit\u00e0 ulteriore per la quale era stato proposto il nuovo orario di lavoro alla ricorrente.  La Corte di Appello avrebbe dovuto verificare se il datore di lavoro aveva dimostrato che quella era l&#8217;unica soluzione organizzativa possibile per far fronte al nuovo andamento economico dell&#8217;azienda, invece di sindacare la scelta imprenditoriale della societ\u00e0 di sostituire la dipendente part-time con uno full-time.<\/p>\n\n\n\n<p>In caso di rifiuto del lavoratore di accettare una modifica del contratto di lavoro, la Suprema Corte sottolinea che il datore di lavoro deve dimostrare la sussistenza di esigenze economico-organizzative e il nesso causale tra queste e il <strong>licenziamento<\/strong>, invece di considerare il rifiuto stesso come motivo di <strong>licenziamento<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, il datore di lavoro deve verificare che non ci siano altre soluzioni occupazionali o orarie da offrire al lavoratore prima di procedere con il <strong>licenziamento<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.consultingpb.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/avv.-bozzo-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3332\" srcset=\"https:\/\/www.consultingpb.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/avv.-bozzo-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.consultingpb.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/avv.-bozzo-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.consultingpb.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/avv.-bozzo-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.consultingpb.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/avv.-bozzo-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.consultingpb.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/avv.-bozzo-480x270.jpg 480w, https:\/\/www.consultingpb.com\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/avv.-bozzo.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il principio giurisprudenziale \u00c8 ormai consolidato in giurisprudenza il principio secondo cui, nel caso in cui un dipendente rifiuti la trasformazione del proprio contratto di lavoro da part-time a full-time o viceversa, o qualsiasi altra modifica relativa alla distribuzione dell&#8217;orario di lavoro, il datore di lavoro pu\u00f2 recedere dal contratto solo se il motivo del [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,1],"tags":[173,63,176,178,175,177],"class_list":["post-3926","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-il-caffe-del-mattino","category-non-categorizzato","tag-contratto-di-lavoro","tag-dirittodellavoro","tag-licenziamento-per-giustificato-motivo-oggettivo","tag-organizzazione-del-lavoro","tag-part-time","tag-ragioni-economiche"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v23.3 (Yoast SEO v25.6) - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il rifiuto del lavoratore alla trasformazione del rapporto da part time a full time. - PB Consulting<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Analisi dettagliata del principio giurisprudenziale sul licenziamento in caso di rifiuto di modifica dell&#039;orario di lavoro. 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